4 Marzo 2021 Mariya Savchenko Permanent Beauty

Igiene e sicurezza nella dermopigmentazione: ti racconto una storia che mi ha fatto mettere le mani nei capelli

Ti racconto una storia. Una storia che mi ha fatto mettere le mani nei capelli.

Una cosa che mi ha fatto molto riflettere su quanto viene insegnato da alcune colleghe “master” alle giovani allieve in tema di sicurezza e igiene.

Con ordine però.

Nei giorni scorsi sono stata impegnata con una mia allieva di Firenze per un corso avanzato.

Una professionista già in attività, che nel recente passato si è rivolta ad altre insegnanti spinta dal sano desiderio di migliorare la qualità del suo lavoro.

Una collega che sentiva che nel suo modo di lavorare c’era un problema di fondo.

Avvertiva un senso di pericolo e di insicurezza, senza comprendere bene la portata del suo problema.

Fin dal primo momento con lei mi sono accorta che qualcosa non andava.

“Mariya, io non mi sento sicura”

Ed è stata lei stessa, subito dopo che ci siamo viste, a confessarmi: “Mariya, io non mi sento sicura.”

Di cosa?

Quando mi ha aperto la valigetta davanti ho compreso la sua preoccupazione: al suo interno non ho trovato nulla che fosse in regola con i rigidi protocolli igienici che la nostra professione impone, nel rispetto della salute del cliente e della nostra.

Mi sono messa le mani nei capelli!

La cosa peggiore però è che tutta la sua strumentazione e i materiali che facevano parte del suo corredo le erano stati venduti e consigliati dalle sue precedenti insegnanti.

Qualche esempio?

I pigmenti mancavano di etichette: era impossibile verificarne qualità, provenienza, tracciabilità.

Il dermografo era il peggiore che io avessi mai visto. Un giocattolo venduto per buono.

Mancava inoltre qualunque accortezza igienica di base.

Insomma: nulla poteva salvarsi da quel caos.

Addirittura ho trovato una “bottiglietta scura” con all’interno un liquido non identificato che le era stato venduto come “remover”, che abbiamo avuto addirittura paura di aprire.

Mi sono tornate allora in mente le sue parole:

“Mariya, io non mi sento sicura. Non mi sento in regola”.

In questi casi c’è solo una cosa da fare:
BUTTARE VIA TUTTO.

Lo abbiamo fatto insieme.

E non ci siamo solo liberate di prodotti illegali e scadenti: abbiamo resettato un mare di cattivi insegnamenti da parte di “Master” senza scrupoli, che invece di affidare i propri guadagni a lavori bene eseguiti cercano di ricavare profitti dallo smercio di materiali e strumenti di pessima qualità, fatti pagare come buoni.

Abbiamo iniziato con riprendere i concetti base legati all’igiene e alla sicurezza applicati alla nostra professione. Abbiamo individuato quali nuovi pigmenti acquistare e valutato come riorganizzare tutto il suo corredo di lavoro.

Fatto questo, finalmente, ci siamo potute dedicare alla tecnica.

Le foto che vedete si riferiscono al suo lavoro nei due giorni di master insieme, uno dedicato all’apprendimento della tecnica sfumata e l’altro alla copertura dei viraggi del pigmento in diversi colori.

Alla fine, con grande sollievo, ci siamo salutate, con la certezza di aver rimosso un problema enorme che avrebbe potuto recare all’allieva e alle sue clienti problemi sia di natura igienica che legali.

Resta il fatto che sono rimasta davvero scioccata.

Sono felice di come lavoro e della cura che metto nell’igiene, al limite dalla mania. Per il mio studio passano decine e decine di clienti ogni settimana, e sento forte la responsabilità di proteggere la loro e la mia salute prima ancora di fare lavori bellissimi.

Mariya Savchenko

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